Rifiuti e detenuti del Gotha della criminalità organizzata tutti in Sardegna, inutili le proteste della Regione

Rifiuti e detenuti del Gotha della criminalità organizzata tutti in Sardegna, inutili le proteste della Regione

Negli Anni Settanta, nel pieno degli anni di piombo, le carceri dell’Asinara subirono una nuova trasformazione: il Paese necessitava di un posto assolutamente sicuro in cui rinchiudere i brigatisti, e quindi i mafiosi sottoposti al 41 bis. L’isola di fronte a Porto Torres fu scelta dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa proprio per la sua inespugnabilità.
E’ trascorso più di mezzo secolo e in Italia si continua a discutere sul carcere duro e sicuro (41bis) dove alloggiare il gotha della criminalità organizzata. La situazione è sconfortante in tutto il paese. Ma chi deve decidere cosa e come fare mi pare abbia capito poco o niente del problema, tanto meno del progetto organizzativo che dovrebbe presiederlo.

CARENZA DI PERSONALE Prima l’Asinara, oggi Sardegna Sassari, Nuoro e Uta. Credo che l’Italia sia l’unico paese europeo in cui un carcere non abbia un direttore ma solo una squadra ridotta di precari che girano nei vari istituti per coprire le esigenze dei colleghi funzionari del Dap. Con risultati qualitativamente scadenti.
Continuando con questo sistema dell’arrangiarsi all’italiana i detenuti sono consapevoli di poter contare su una sorveglianza meno rigida che finisce per consentire ai detenuti l’introduzione in carcere di droga e telefonini e di aggirare il 41bis per la parte legata ai contatti esterni e con i familiari. Il 24 febbraio del 2023 l’evasione del calabrese Marco Raduano, boss foggiano del clan mafioso di Vieste, evade dal carcere di Badu ‘e Carros a Nuoro. Fino a quel momento considerato uno dei penitenziari più sicuri della Sardegna. Le indagini accerteranno che per la fuga Raduano aveva potuto avvalersi della complicità di agenti della polizia penitenziari. All’esterno invece era stato preso in consegna e nascosto da personaggi della criminalità sarda e successivamente di quella corsa, regione in cui Raduanu finirà poi la sua latitanza e comincerà a collaborare con forze dell’ordine e magistrati.
Ancora un passo indietro verso l’Asinara. Chi l’ha definita la Cayenna sarda, richiamando il terribile penitenziario americano sull’isola del Diavolo, ignora che il bunker di Fornelli in realtà era un vecchio ospedale sanatoriale rafforzato successivamente per le esigenze penitenziarie. Quando il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ricevette l’ordine di realizzare una struttura impermeabile ai collegamenti tra detenuti e tra questi e l’esterno, visto lo scarso tempo a disposizione, puntò sull’isolamento più totale dei detenuti e sulla loro massima sorveglianza. Alcuni di essi, più pericolosi, furono sistemati in un bunker di Cala d’Oliva. Un’esperienza già fatta da Raffaele Cutolo, boss della camorra, poi trasferito nella penisola per far posto a Totò Riina, capo di Cosa Nostra. Non era una suite ma una mini cella, con luce e telecamere accese tutto il giorno e nessun contatto con altri detenuti. Questo era il 41 bis il cui rigore oggi a Roma qualcuno vorrebbe attenuare anziché affinare.

Carcere di Regina Coeli, a Roma – Reuters – Il Manifesto

INSEDIAMENTI MAFIOSI: L’Asinara era dura da raggiungere e nessuno poteva soggiornarvi perché priva di strutture ricettive abitabili. Chi aveva il lasciapassare del Dap per visitare i familiari dopo i colloqui riprendevano il traghetto e rientravano a Porto Torres per poi imbarcarsi per Genova. Qualcuno dei familiari, accerterà anni dopo la polizia penitenziaria, risolse il problema prendendo alloggi in affitto a Porto Torres e nei dintorni. Tra queste, la futura moglie di don Raffaele Cutolo, Immacolata Catone. Questo introduce un problema oggi infinitamente più grave di quei tempi: il radicamento delle famiglie dei 41 bis nel territorio sardo e di complici dei boss.

LA COLLABORAZIONE TRA BANDE DELLA PENISOLA, SARDE E CORSE: gli ultimi assalti ai furgoni portavalori in Sardegna e in Toscana ha rivelato con assoluta certezza l’alleanza tra bande della penisola e sarde. La disponibilità di armi di una potenza micidiale in gran parte provenienti dalla Corsica, i legami d’affari con “lavanderie” della criminalità per ripulire (zona Prato in particolare) le banconote macchiate dall’inchiostro, tracce di passaggi di denaro sporco tra la Sardegna, la Toscana e personaggi della malavita asiatica sono state seguite dagli investigatori con qualche apprezzabile risultato.

LA SARDEGNA AL 41 BIS: riversare sulle carceri dell’isola il gotha della delinquenza organizzata italiana e Europea senza avere adeguato l’organico del personale di sorveglianza, rafforzato quello investigativo specializzato negli investimenti di denaro sporco e le stesse strutture detentive significherebbe il fallimento del 41 bis che è stato capace di sconfiggere la mafia dopo la sentenza firmata da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La Regione cerca di far arrivare la propria protesta verso il Governo ma inutilmente. Roma decide, Cagliari incassa. Ma se quello che paventiamo in questo articolo si verificherà e la criminalità organizzata riuscirà a insediarsi ancora più profondamente in Sardegna le responsabilità non potranno essere divise. Saranno solo di chi ha deciso questa operazione vergognosa. Il governo Meloni.

Foto di: https://www.ildiariodellavoro.it/carceri-sindacato-penitanziaria-4-suicidi-in-meno-di-sei-mesi/
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