Giuseppe Losito, quando in piazza d’Italia si giocava a pallamano

Giuseppe Losito, quando in piazza d’Italia si giocava a pallamano

Giuseppe Losito

Solo le generazioni più indietro nel tempo, diciamo tra il 1966 e il 1977, ricordano una storia curiosa che fece parlare di Sassari sulle cronache sportive di tutti i giornali nazionali. La città a quei tempi aveva due squadre di handball: la Palestra di Carmen Usai e, più tardi, l’Edera Endas. La pallamano esigeva un campo di 40×20 ma nessuna struttura a Sassari aveva quelle dimensioni. Occorreva trovare degli spazi ridotti. Piero Cuccu e Carmen Usai s’inventarono un campo tracciato sulle mattonelle di Piazza d’Italia con la benevola autorizzazione dell’assessore comunale allo sport Sandro Agnesa e l’assenso di Vittorio Emanuele II la cui statua domina la piazza.

Per affrontare le spese necessarie per partecipare ai campionati gli atleti diedero la loro disponibilità a dipingere cartelli pubblicitari da affiggere alle transenne che delimitavano il campo di gioco. Per consentire agli arbitri di cambiarsi veniva utilizzato il deposito per la birra del bar pasticceria Agnesa, il più vicino alla piazza, proprio all’inizio di via Roma. Tutto un fai da te.

L’Edera Endas, guidata da Giuseppe Losito, vinse il campionato e fu promossa in serie C. Per altri tre anni la federazione consentì alla società di giocare in una piazza “in discesa” ma poi l’Edera fu costretta a emigrare al Villaggio San Camillo, sulla strada per Sorso, e giocare in una palestra coperta e regolamentare.

Come andò?

“Perdemmo gran parte del pubblico per qualche anno – ricorda Losito – fino a quando non fummo autorizzati a usare il Palasport in deroga perché non regolamentare”.

La convivenza con la Dinamo basket e altre società di pallavolo, se non erro, non fu delle migliori.

“Già, le cose cambiarono solo con la costruzione del palaSantoru, in via Venezia. Il peregrinare finì e la Pallamano conquistò scudetti al femminile e l’Edera arrivò alla serie A d’élite con la mia presidenza” ricorda Losito.

Risolto un problema ne rimasero in piedi altri, i più importanti. I costi della partecipazione ai campionati erano diventati insostenibili e nonostante i contributi regionali, che però arrivavano sempre troppo tardi, costrinsero l’Edera Endas a chiudere i battenti. Il suo presidente, Giuseppe Losito, si ritirò dopo 28 anni di attività dopo aver ceduto le società a vari imprenditori.

Nel frattempo a Sassari è migliorata la situazione degli impianti sportivi?

Macché. Sassari, mi dispiace dirlo, è una città senza cultura, un paesotto, altro che città metropolitana.

Siamo all’archeologia impiantistica?

Quando parliamo di impianti sportivi ci riferiamo a strutture come le piscine del Latte Dolce e di Lu Fangazzu, allo stadio della Torres e a qualche impianto realizzato da imprenditori privati decine di anni fa. La palestra del Coni, dove per anni si è giocato al basket e a pallavolo, è abbandonato da lungo tempo nonostante le richieste di riapertura e ristrutturazione fatte da un comitato di cittadini che si è costituito per sensibilizzare al problema l’amministrazione comunale.

E’ proprio pochino mi sa

E’ così. Inoltre l’amministrazione comunale sta sperperando a mio avviso un fiume di denari per aumentare la capienza del palazzetto dello sport da 4.500 posti a 5.550. Avrebbe dovuto investire meglio quei denari per realizzare un palasport tutto nuovo da 10 mila posti con la possibile riduzione degli spalti a seconda dell’affluenza del pubblico o per i soli allenamenti. Con un palazzetto di quelle proporzioni si sarebbero potuti realizzare anche grandi eventi musicali e sportivi, con ritorni economici interessanti.

Esiste un piano per realizzare anche piccoli impianti di quartiere?.

Sassari non ha un progetto per lo sport, le manca la cultura adeguata. Secondo il mio parere, in ogni spazio pubblico, parchi, piazze, zone parcheggi, dovrebbero essere installati dei playground, tanto diffusi negli Stati Uniti. Campi di calcio, di pallamano e canestri per il basket per dare a tutti, ragazzi e no, la possibilità di poter giocare, allenarsi e trascorrere un po’ di tempo con gli amici senza dover sottostare alle ferree regole delle società sportive per l’uso delle palestre.

Chiudiamo il capitolo dello sport. Lei ha oggi 80 anni ma è attivissimo fisicamente e in campo sociale.

Presiedo l’Auser, un’associazione che si interessa dell’invecchiamento attivo degli anziani. Abbiamo 300 mila soci in campo nazionale, 10.000 in Sardegna con 54 sedi. Tre sono a Sassari e alcune sono dotate di auto e ambulanze per accompagnare gli utenti in Ospedale e a sbrigare le incombenze quotidiane. La nostra sede di via Parigi, vicina alla chiesa di San Giovanni Bosco, ha 150 soci ed è bloccata da un anno a causa della pandemia.

Immagino che, in condizioni normali, svolgiate programmi culturali e per il tempo libero.

Abbiamo due corsi di lingua inglese e spagnolo e poi corsi di cucito, teatro sassarese, banco alimentare, balli di gruppo. Ma ci preoccupa il futuro. Siamo in affitto in locali di proprietà dell’Area, ente delle case popolari, che ha già chiesto di poter riavere i locali per le proprie esigenze. Nella stessa zona ci sono locali comunali che si presterebbero molto bene per ospitare le nostre attività. Li abbiamo chiesti al Comune ma non abbiamo avuto alcuna risposta. Degli anziani frega nulla a nessuno. Questa è la verità.

Lei è un repubblicano che si è sempre ispirato alle idee di Ugo La Malfa

Onestamente e coerentemente repubblicano. A cavallo degli anni 80-90, sindaco il socialista Marco Fumi, sono stato eletto consigliere comunale e poi presidente della commissione consiliare Cultura e Sport. Quindi componente del consiglio d’amministrazione dell’Ersu. Proprio in questo ruolo ho contribuito a individuare edifici idonei per realizzare la Casa dello Studente. Qualcuno lo ricorderà ancora. A Piandanna era stato realizzato un albergo (fondi Mondiali ’90) a due passi dalla 131 e trovati 20 milioni per l’acquisto. Non se ne fece niente causa l’ostracismo del gruppo consiliare comunista, pare per un conflitto insanabile con il sindaco Marco Fumi, reo di essere il consorte dell’architetta autrice del progetto. Svanita l’opportunità di realizzare la nuova residenza per studenti universitari l’edificio è stato ceduto all’Agenzia delle Entrate. E poi parliamo di città universitaria.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *